I bias cognitivi: quando il nostro cervello va in buffering.

Sei una di quelle persone che si pente di aver agito senza pensare troppo o che si pente di non aver agito affatto?

Quanto sei consapevole del tuo metro di giudizio quando si parla di prendere decisioni?

I bias cognitivi sono il modo in cui il nostro cervello distorce la realtà. Sono giudizi sviluppati sulla base dell’interpretazione delle informazioni a nostra disposizione, non necessariamente connesse tra loro da nessi logici, coerenti, validi. 

 

Il perché dei bias cognitivi 

Ogni giorno veniamo bombardati da un’infinità di stimoli e input di varia natura ed il nostro cervello è in costante allenamento per trattenere solo quei segnali utili alla nostra sopravvivenza come esseri umani, pensiamo ai segnali da lui classificati come pericolo. Come? Creando scorciatoie mentali: questi “shortcut psicologici” che ci servono per dare risposte tempestive e reagire in modo efficiente agli stimoli presenti all’interno del nostro ambiente, ma a volte anche i migliori si perdono e finiamo in buffering come google maps quando perde segnale. 

I bias cognitivi sono quei momenti in cui maps si perde e non trova più la nostra posizione attuale, conducendoci verso strade ai limiti della civiltà. 

Ogni giorno molte delle nostre decisioni sono guidate da bias, influenzate da stereotipi, preconcetti o banalmente dalle nostre esperienze pregresse.

Attenzione! Non sono necessariamente qualcosa di negativo; tali bias si innescano quando dobbiamo agire con rapidità e dobbiamo risparmiare energie cognitive. Pensiamo alle situazioni di emergenza, o agli imprevisti alla guida; in queste situazioni è fondamentale accorciare al minimo i tempi di reazione e una buona dose di sangue freddo. 

I bias cognitivi più comuni 

  • Euristica affettiva: la tendenza a basarsi sulle emozioni che stiamo vivendo in quel determinato momento e dai nostri desideri. Hai mai sentito quel detto “non promettere quando sei felice e non prendere decisioni quando sei triste” ? Ecco spiegato perché. 
  • Bias dell’ancoraggio: la tendenza a valutare caratteristiche, oggetti, prezzi, in modo distorto affidandoci sulle prime informazioni di cui entriamo in possesso
  • Antropomorfismo: attribuire tratti umani ad oggetti, animali, idee cercando erroneamente così di empatizzare con loro. 
  • Apofenia: la tendenza di cercare nessi tra cose, ambiti, argomenti completamente scollegati tra loro
  • Argumentum ad novitatem: la tendenza a scegliere o a prendere posizione sull’assunto della novità e di quanto sia diversa rispetto a ciò che già conosciamo. 
  • Bias dell’attenzione: la nostra realtà cambia in base a ciò su cui poniamo maggiormente l’attenzione in quel determinato momento. 
  • Bias dell’autorità: tendiamo a valutare meglio l’idea di una persona di un grado superiore al nostro o che ricopre una posizione di potere nei nostri confronti. Ti sei mai trovato nella situazione di non sapere cosa fare e nel dubbio chiedere consiglio ai tuoi genitori? Ecco spiegato perché. Magari i tuoi genitori non hanno la conoscenza o gli elementi necessari a darti un consiglio valido o un vero aiuto, ma per via della loro posizione, tenderai a seguire il loro consiglio e sentirti tranquillo. 
  • Attualizzazione iperbolica: scegliere la via del piacere immediato rispetto alla felicità a lungo termine. Questo atteggiamento è particolarmente accentuato nell’alimentazione, nel lavoro o comunque nello svolgimento dei propri doveri e nella finanza personale

Come difenderci? 

Nessuno ne è immune, certo è che essere consapevoli della loro esistenza ci aiuta ed un pochino di pensiero critico in più, oltre che a sviluppare la nostra intelligenza emotiva, ci rende anche meno vittima di campagne di marketing estremamente agguerrite e ci permette di essere padroni della nostra vita. 

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