Chi è il data archaeologist?

Risulta difficile negare che quella del digitale sia stata una vera e propria rivoluzione. Tuttavia, risulta anche difficile negare che la rivoluzione digitale sia terminata: architettura succede ad architettura, programma a programma, continui aggiornamenti che cambiano completamente i modi ed i formati utilizzati dalle aziende di tutto il mondo per conservare i dati dai quali dipende il loro business.

Sebbene questi cambiamenti permettano alle aziende che si sottopongono ad essi di ottimizzare sempre più il loro workflow, di rendere il loro lavoro sempre più veloce ed efficiente.

Cosa succede se il nuovo formato non è compatibile con quello vecchio?

Ai tempi di carta e penna (o carta e macchina da scrivere!), questo non era un problema, in quanto tutti i “formati” utilizzabili erano per definizione e necessità leggibili da un essere umano.

Questo, al giorno d’oggi, non è più necessariamente vero: non è detto che il nostro nuovo programma di contabilità, o di modellazione 3D, o di editing video sia in grado di leggere i file creati da quello che usavamo in precedenza, rischio che diventa ancora più elevato quando i programmi sono creati e distribuiti da aziende diverse, concorrenti, senza alcun desiderio o incentivo di mantenere cross-compatibility.

Questo pone le aziende di fronte ad una situazione inaccettabile: possono o accettare il fatto che accedere ai dati relativi al loro lavoro di anche pochi anni prima diventi impossibile, o perseverare su formati obsoleti che rallentano il loro workflow.

Essendo queste condizioni, appunto, inaccettabili, le aziende utilizzano due strategie per potersi ottimizzare il più possibile senza perdere i loro dati: la prima è un lento, ma al contempo inarrestabile, movimento verso soluzioni software free e open source che enfatizzano backwards e cross-compatibility, mentre la seconda è l’impiego di data archeologists – figure specializzate il cui compito è utilizzare una grande varietà di strumenti e skill per recuperare i dati “antichi” e convertirli in formati che possono essere utilizzati da software “moderni”.

 

Quali sono gli strumenti del data archaeologist?

 

Prima di tutto, un data archaeologist necessita di una comprensione su larga scala riguardo agli strumenti usati per la manipolazione dei dati nel settore in cui si occupa – sapere quali standard sono compatibili tra loro, quali non lo sono, quali programmi sono all’avanguardia e quali invece si avvicinano all’obsolescenza.

Inoltre, un data archaeologist deve avere una certa familiarità con i sistemi coi quali si appresta a smanettare, oltre che un ottimo comando dei metodi di recupero dati, sia software che hardware.

Un data archaeologist ha bisogno di essere prima di tutto un bravo informatico, con una approfondita conoscenza dei materiali sui quali lavora, che possono variare da azienda ad azienda, ma anche di, in generale, un’ottima comprensione sul come funziona il software e l’hardware in generale – spesso il data archaeologist si può trovare non semplicemente ad usare attrezzi preesistenti, ma a crearne di nuovi. 

 

Come si diventa un data archaeologist?

 

Proprio a causa di questa eterogeneità dei requisiti, richiesta di una formazione approfondita e fortemente lateralizzata e, ultima ma non meno importante, inventiva, non esistono ancora corsi di studio che direttamente portino ad essere un data archaeologist.

Generalmente, un data archaeologist si forma da informatico, tramite laurea o portfolio acquisito, e solo successivamente si specializza nel recuperare e convertire dati in formati più moderni.

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